Ricerca per immagine nell’e-commerce: come funziona e quando conviene
Il cliente carica una foto e trova il prodotto. Cosa serve per attivarla, in quali settori fa davvero la differenza e la domanda da fare a chi te la propone.
Ci sono richieste che il cliente non riesce a scrivere. Ha una foto — gliel’ha mandata il suo cliente, l’ha vista da un concorrente, l’ha scattata in fiera — e per cercarla sul tuo sito deve tradurla in parole. In quella traduzione si perde quasi tutto: il colore esatto, la finitura, la forma, il dettaglio che gli era rimasto in testa.
Cos’è la ricerca per immagine
La ricerca per immagine, o ricerca visiva, permette al cliente di caricare una fotografia e ottenere in risposta i prodotti del tuo catalogo visivamente più simili. Non è riconoscimento di testo dentro l’immagine, e non è una ricerca per categoria: è un confronto diretto fra l’aspetto della foto caricata e l’aspetto delle foto dei tuoi prodotti.
Come ci arriva il sistema
Senza entrare nella tecnica: il sistema analizza in anticipo tutte le immagini del tuo catalogo e ne ricava una descrizione numerica di com’è fatto ogni prodotto — forma, proporzioni, colore dominante, materiale apparente. Quando arriva la foto del cliente, fa la stessa operazione e cerca i prodotti la cui descrizione numerica è più vicina.
Il punto importante per te è che non devi fotografare niente di nuovo: il sistema lavora sulle immagini prodotto che hai già in catalogo.
Dove fa davvero la differenza
La ricerca visiva non serve a tutti allo stesso modo. Conviene misurarne l’utilità su tre criteri.
| Criterio | Ti riguarda se… |
|---|---|
| Il prodotto si sceglie con gli occhi | Colore, forma e finitura decidono l’acquisto più delle specifiche |
| Lo stesso modello esiste in molte varianti | Un articolo in dodici colori genera dodici risultati indistinguibili a testo |
| Il cliente arriva con un riferimento | Lavora su commessa e parte dall’immagine di quello che gli hanno chiesto |
I settori in cui questi tre criteri si sovrappongono sono facili da individuare: regalistica e articoli promozionali, moda, arredo e complementi, ricambi e componentistica.
Il caso della regalistica aziendale
È l’esempio più netto. Un’agenzia riceve dal proprio cliente la foto di un gadget visto altrove e deve trovarne uno equivalente a catalogo. Descriverlo a parole significa scrivere «zaino blu navy impermeabile con tasca frontale» e sperare che il fornitore l’abbia chiamato allo stesso modo. Caricare la foto significa saltare tutto il passaggio.
Il dettaglio che conta più di tutti: il colore
Su un catalogo pieno di varianti, il valore della ricerca visiva non sta tanto nel trovare «uno zaino» quanto nel trovare quello zaino, nel colore giusto. Un sistema che riconosce la forma ma non distingue il blu navy dal blu elettrico risolve metà del problema e lascia il cliente a scorrere una griglia.
È anche la ragione per cui la ricerca visiva ha un effetto diretto sui resi: nei settori dove il colore è parte della specifica, il reso per «non è il colore che pensavo» è una voce di costo reale.
Testo e immagine insieme
L’uso più efficace non è l’immagine da sola, ma la combinazione. Il cliente carica una foto e aggiunge una precisazione:
come questo, ma in cotone e sotto i 5 euro
Il sistema tiene conto di entrambe le cose: l’aspetto della foto e i vincoli scritti. È il modo in cui una persona chiederebbe a un commesso, ed è il motivo per cui questa combinazione converte meglio di ciascuna delle due parti da sola.
Cosa serve per attivarla
Molto meno di quanto si immagini:
- Le immagini prodotto che hai già. Vanno bene le foto del catalogo, purché il prodotto sia riconoscibile.
- Un posto dove mettere il pulsante. Di solito l’icona della macchina fotografica dentro la barra di ricerca esistente.
- Nessun attributo aggiuntivo da compilare. È il punto che sorprende di più chi ha già affrontato progetti di arricchimento del catalogo.
Una domanda da fare a chiunque te la proponga
«La ricerca per immagine è nativa o è un modulo separato?» La differenza è pratica: se è un modulo separato, in genere significa un secondo indice da mantenere allineato, una seconda fattura e due esperienze di ricerca che si comportano diversamente. Se è nativa, l’immagine è semplicemente un altro modo di formulare la stessa domanda.
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